
FUGA D'AMORE
Aprì il cancello lungo il muro di cinta della villa e uscì in strada. Si guardò intorno a sé e subito s’accorse che il suo ragazzo la stava aspettando. Lui le si buttò quasi addosso.
- Allora? Allora Valeria? –
La ragazza tirò leggermente a sé il guinzaglio a cui faceva capo un buffo pechinese.
- Allora cosa, Roberto? Confidavi davvero che mio padre avrebbe dato l’assenso al nostro matrimonio? Non ti rendi conto che mi vuole impedire anche il solo vederti? –
Non fece in tempo a finire la frase che iniziò a piangere. Lui le si fece ancora più vicino fino a prenderle il volto fra le proprie mani.
- Adesso non piangere, però! Non serve a niente. Purtroppo è il solito discorso. Tu sei più che ricca e io sono più che povero. –
La ragazza s’asciugò le lacrime e poi riprese a parlare con un tono di rabbia.
- Sai, Roberto! Noi abbiamo cuoca, cameriera e autista e mio padre crede che sia impossibile vivere senza quelle comodità senza capire che quello che va bene a lui possa non andar bene a me! –
- Adesso ascoltami bene, Valeria! Non sono così credulone come immagini tu e avevo messo in conto che tuo padre avrebbe negato per l’ennesima volta il consenso al nostro matrimonio. Quindi…ho già affittato un appartamento fuori città e… ho anche già provveduto ad arredarlo, seppure con mobili modesti. Ho già parlato con un prete per il nostro matrimonio e ho anche già due miei amici pronti a testimoniare. Cosa ne dici? –
- Beh…avrei preferito un gran matrimonio ma…ma mi va benissimo così. –
Poi s’abbracciarono forte e così rimasero per parecchio. A un certo punto lei si staccò d’improvviso.
- Sai cosa facciamo Roberto? _
Poi, senza aspettare risposta, proseguì.
- Domani mattina i miei vanno a messa con l’auto. La cuoca ci va il mattino presto e poi si chiude in cucina per il pranzo della domenica. Clementina, la cameriera, domani mattina mentre i miei sono in chiesa va al cimitero come sempre sulla tomba del marito. Quindi…quindi tu alle undici e un quarto vieni a prendermi e così cominceremo la nostra vita. Ti va? –
- E me lo chiedi? –
Il giorno dopo, il futuro sposo si presentò puntuale all’appuntamento. Lei era sul cancello con una valigia al suo fianco. Lui sorrise a lei e lei a lui.
- Eccomi mia principessa. Da oggi tu sarai la mia padrona. Io lavorerò e tu starai a casa a…a leggere o…o a dipingere o…o a fare quello che vorrai. La domenica ti porterò in giro dove tu vorrai. Allora? Felice? –
- Felicissima!
- Andiamo? –
Lui prese fra le mani la sua valigia. Lei fece per prender su un piccolo bauletto quando improvvisamente sbiancò fermandosi dal prendere il contenitore e rimettendosi dritta in piedi.
- Roberto! –
- Sì? Che c’è Valeria? Dimmi! –
- Ma…ma i piatti…chi li lava? -

PER FORTUNA
- Stai dormendo? –
- –
- Scusami se non sto mai zitta ma son troppo felice per non farlo. –
- Cosa c’è Doriana? –
- Quanto pensi che siamo lontano da Milano, Emanuele? –
- Circa cinque-seicento chilometri. Perché mi fai questa domanda? –
- Perché non vedo l’ora di rivedere tutti i nostri amici! –
- Mah! –
- Non sei cambiato, vero Emanuele? Sempre il solito orso! –
- Sarà! –
- Stanotte non c’è la luna. –
- Sì, stanotte non c’è la luna e allora? –
- Una volta amavo solo le notti con la luna. Adesso, invece, le adoro tutte. –
- –
- Ti ricordi Emanuele quando siamo andati in Canada? E’ vero che spendemmo un’esagerazione ma io mi divertii tanto. Non mi dispiacerebbe ritornarci ma…ma non ti agitare! Lo so che non potremo tornarci un’altra volta. –
- Ecco, brava. –
- Come sono felice, Emanuele! –
- Questo l’ho capito. –
- E’ bello…è…è meraviglioso vivere su questa terra! Cosa c’è di più bello che vivere? Vivere su questo splendido pianeta? –
- Sarà. –
- Ma dai! Su con la vita! E’ proprio vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio e tu non perderai mai quel tuo senso di…direi quasi di tristezza…Ecco…tu…tu non sei mai cambiato da quando ci siamo conosciuti e poi sposati. Mai! Sempre laconico e insoddisfatto! –
- Sarà. –
- Ma io mi chiedo: Come si fa a non essere contenti di quello che ci è successo? Dico io: come si fa? –
- Contenti di cosa? –
- Contenti di cosa? Siamo rinati grazie alla reincarnazione e tu…tu mi chiedi per cosa siamo contenti? –
- Okay, Doriana. Siamo rinati, anzi ci siamo reincarnati. Tu in una femmina di barboncino albicocca razza nana e io in un maialino nano vietnamita. Quindi? –

UN REGALO IMPORTANTE
Quando l’ottantenne Alessandro sentì suonare al citofono della sua villa rispose ascoltando in risposta l’offerta di un incredibile oggetto. Prima di aprire il cancello automatico guardò dalla finestra verso la villa di fronte alla sua per controllare se il figlio era tornato a casa. Scorse la sua auto e ciò lo tranquillizzò così che poté aprire il cancello. Immaginava che potesse trattarsi di qualche venditore noioso ma era da tempo che viveva solo dopo che la moglie molti anni prima si era allontanata di casa. Quel giorno aveva proprio voglia di fare due chiacchiere con qualcuno.
- Buongiorno caro signore! Posso entrare in casa per presentarle una mia incredibile offerta? –
Il padrone di casa diede una veloce occhiata a quel tizio tanto per ricavarne una prima impressione. Era giovane ma sembrava anche un po’ strano.
- Venga, venga…si accomodi pure. –
Lo scortò fino in sala facendolo poi accomodare su una poltrona e occupandone lui un’altra di fronte al venditore.
- Allora? Cosa da propormi di tanto prezioso? –
- Permette che mi presenti? Toiazzo Mocio! Per servirla! –
L’ospite si era alzato per andare a stringere la mano al padrone di casa che era rimasto un po’ perplesso per via di quel nome.
- Mi scusi, ma…ma qual è il suo nome? Forse non ho capito bene. –
- Cognome Toiazzo! Nome, Mocio! –
- Che nome strano…non lo ho mai sentito prima. Comunque andiamo avanti. Allora? Il suo prodotto? –
- Posso chiederle quanti anni ha? –
- Un’ottantina ma che c’entra? –
- E…e quanto tempo penserebbe di vivere ancora? –
- Il più possibile ma che domanda è? –
- Sa cosa le sto proponendo? –
- Non posso certo! –
- Una…una lapide disegnata da lei e con su scritto quello che lei riterrà più giusto! Mi capisce? Non una lapide con scritte decise da altri, ma…ma da lei stesso! –
Il giovane stava sorridendo a labbra spalancate convinto della bontà della sua offerta.
- Lei…lei mi sta prendendo in giro…vero? Forse è una scommessa con i suoi amici? Non mi sembra di averlo però mai visto in paese. –
- Infatti! Io non sono di questo mondo! –
Poi si mise a ridere di gusto.
- Chiaramente stavo scherzando ma non sono di questo paese mentre…no! La mia offerta è serissima. Per sole quattrocento euro io mi terrò informata della sua dipartita e appena dopo il funerale apporrò sulla tomba la sua personalissima lapide da lei scelta e scritta. Cosa potrebbe mai chiedere di più dalla sua morte? –
L’altro non rispose subito. Pensò chi poteva mai essere quel tizio e da dove potesse provenire. Forse era scappato da qualche struttura per malati di mente. Alla fine capì che doveva pur rispondere qualcosa.
- Lei è molto gentile ma io non sono bravo con la poesia e poi non me ne frega niente di quella che sarà la mia lapide. Spero solo che quel giorno sia più lontano possibile. Grazie comunque. Ora l’accompagno alla porta e… -
- Ero già pronto a questa sua risposta in veste di perfetto professionista qual io sono e perciò…perciò essendo lei il mio primo cliente a cui ho proposto questo incredibile prodotto…ebbene…fuori dalla porta le ho già lasciato una lapide omaggio con già su scritto il suo nome e delle parole di cordoglio da me pensate e che spero le piaceranno tanto. –
- Che cosa? No, guardi io non… -
- No! Non transigo! Quando faccio un omaggio è perché lo voglio fare e quindi… -
- Va bene, va bene però adesso mi faccia il piacere di andare via. –
- Mi tenga informato di quando lascerà questo mondo. –
- Lo avviserò un giorno prima. Soddisfatto? –
- Certo e visto che… -
- Basta! Basta! La saluto. Mi stia bene. –
Chiuse la porta alle spalle del venditore. Dopo qualche minuto sentì suonare nuovamente il campanello. Immaginò potesse essere ancora quello strano personaggio. Infatti si trattava proprio di lui.
- Una cosa ancora! Mi permette? –
- Cosa? ...Cosa c’è ancora? –
- Ho messo la data di nascita ma mi capirà…non c’è ancora quella della sua dipartita. Non si dimentichi di farla incidere sopra. –
Aldo tornò in salotto. Si sedette sulla poltrona e lì si soffermò a pensare e ripensare a quello strano incontro. Quella notte, però, non riuscì a chiudere occhio.